La routine è un paradosso. Non possiamo farne a meno, sennò vivremo nel caos completo, ma non riusciamo nemmeno ad adeguarci completamente ad una vita fatta di ripetizioni. 

Quindi in noi coesistono due nature: quella propensa ad una routine in grado di stabilizzare la vita e portare ordine e quella che rigetta completamente la standardizzazione di un’esistenza volta a vivere monotonamente. 

L’essere umano, per definizione, si muove per schemi senza i quali sarebbe perso. Per questo ci alziamo ad un certo orario, sappiamo che andremo a lavoro ad una certa ora, sappiamo cosa la nostra giornata ci riserverà (più o meno). Questa è una routine, che ci permette di seguire una sequenza di azioni lineari.
Ed è piuttosto comprensibile accettarla, anche inconsapevolmente. Immaginiamo di alzarci ogni giorno e non avere il minimo indizio sullo svolgimento della nostra vita: piuttosto ansiogeno, non trovi? Insomma la routine è necessaria perché ci salva dall’incertezza che potrebbe paralizzare la nostra mente se non avessimo un piano già prestabilito. Almeno per le cose più importanti, come il lavoro e ricordarsi di prendere i propri figli dopo l’allenamento di basket. 

Eppure, nonostante la routine agevoli le nostre azioni quotidiane, quante volte accostiamo sensazioni negative a questa parola? Parliamo di ripetizioni e di azioni invariate e subito ci vengono in mente termini come “oppressione” o “bisogno di fuga”. Il punto è che per quanto le routine quotidiane siano necessarie, l’essere umano ha una unicità: avrà sempre bisogno di un quid in più. 

Cosa possiamo fare?

Impariamo, innanzitutto, a tollerare i paradossi.
Accettiamo che nulla è esclusivamente nero o bianco. Dobbiamo comprendere la necessità di avere una routine, senza pensare automaticamente di dover rinunciare al nostro estro più creativo. Accettiamo che da sole le routine non ci bastano e non opponiamo resistenza alla consapevolezza di avere altri bisogni.

Le routine non devono occupare tutto il nostro tempo. Ogni volta che possiamo, infatti, dobbiamo riuscire ad inserire un pezzettino di novità nella nostra vita e staccarci dalla quotidianità.
Non per questo, ci metteremo a correre nudi per strada o imprecheremo contro capi e colleghi (la nostra ricerca della felicità non deve arrecare danno a noi o ad altri), ma rompiamo lo schema aprendo all’interno di esso una finestra, anche piccola.

L’equilibrio tra routine e novità

Facendo l’esercizio quotidiano di arricchire le nostre azioni prestabilite, anche affrontare il tran tran giornaliero risulterà più semplice, l’oppressione si alleggerirà e ne guadagneremo in serenità.  

Nello spazio che ci ritagliamo, diamo voce ad una parte importante di noi stessi.

Esercitiamoci, quindi, ad ascoltarla, perché può dar vita a qualcosa di grandioso. Incoraggiamola, accudiamola e seguiamola, per quanto possibile. La nostra novità può prendere la forma di una voce creativa che ci ispira nella scrittura, nella pittura, nella danza o in un’altra forma a cui nessuno ha ancora dato nome.