Io non sono il lavoro che faccio

Molto spesso, quando ci presentiamo, indichiamo la nostra identità professionale. A volte non ce lo chiedono nemmeno, altre invece è un’informazione che si scambia reciprocamente; ma indipendentemente da questo, l’identità professionale rientra nelle prime tre frasi che diciamo a qualcuno che non conosciamo. 

Non ce ne rendiamo nemmeno conto (o magari sì), ma annunciare il lavoro che facciamo è diventato un modo per dare un senso alla nostra presenza nel mondo. Essere un dentista, un commerciante, un cassiere, un pittore rientra nell’identità professionale, che sembra impoverire  tutto il resto.
Ma il nostro ruolo determina interamente la nostra identità?

Se è vero che gli impegni lavorativi occupano gran parte delle nostre ore e dei nostri pensieri, l’animo umano non si compone solo di responsabilità sociali, ma è un insieme di ingranaggi formati da passioni, emozioni, relazioni, sogni, volontà e ambizioni. 

Siamo quindi marketer con una passione per la pittura, ingegneri che si dedicano all’equitazione, genitori che rinunciano a qualche ora di sonno per scrivere mentre i bambini sono a letto. Vedi che anche in questo caso, il nostro ruolo si è posto prima di ciò che ci appassiona? Togli l’identità professionale e concentrati sul resto. La presentazione cambia completamente tono: “Siamo persone che si dedicano alla pittura, che amano l’equitazione, che scrivono perché l’essere umano vive di storie”. La linfa che ci alimenta ogni giorno è composta da ciò che desideriamo fare oltre le ore lavorative, quindi perché l’identità professionale deve essere la prima cosa che presentiamo?

Molti di noi hanno anche la fortuna di fare un lavoro che amiamo, altri invece meno ma compensano dedicandosi ad altre attività. Eppure, in nessuno dei due casi, l’identità professionale dovrebbe essere la totalità del nostro essere.

Se dovessi raccontarci chi sei in questo momento, come ti descriveresti?

L’unica vera presentazione che possiamo dare di noi stessi è racchiusa nel nostro nome (dato dai genitori o scelto da noi nel tempo), tutto il resto varia a mano a mano che scopriamo che forma vogliamo dare a noi stessi (lavorativa e personale). 

Cosa puoi fare quando la tua identità vacilla tra quella professionale e personale?

Decidere di liberarti del volto solo professionale potrebbe farti vivere dei veri momenti di frustrazione: affronta queste emozioni, scoprile, riconoscile e dai loro dei nomi. Essere in grado di sostenere il peso di questa tua consapevolezza è il primo passo per riscoprire la tua identità originale. 

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